Il Ramadan in Italia: tradizioni, sfide e integrazione

Luna crescente e minareto simboli del Ramadan
La connessione con Dio

Il Ramadan è appena finito e, mentre penso alla perfezione del nostro mese sacro che conduce alla pace interiore e alla connessione con Dio, non posso fare a meno di pensare alla sfida costante che è per noi mussulmani vivere questo periodo in un Paese con altre tradizioni. Si tratta, tuttavia, di una sfida sì complessa, ma anche entusiasmante, che mi regala momenti di crescita interiore e personale unici, mi fa guardare la realtà con spirito critico e comprendere la ricchezza che proviene dall’accettazione e dall’integrazione con ciò che è diverso da me.

Il tempo sacro e la quotidianità

Non è semplice gestire la stanchezza durante la giornata lavorativa o scolastica, specialmente nei giorni più lunghi e caldi, quando il digiuno si prolunga. Il ritmo della giornata cambia: ci si sveglia molto presto per il suhoor (il pasto pre-alba) e si attende il maghrib (tramonto) per l’iftar (il pasto di rottura del digiuno). Questo altera il ciclo del sonno, richiedendo una buona gestione del tempo. Analogamente è fondamentale coordinare il digiuno con la necessaria concentrazione per lo studio. Le strategie che la maggior parte degli studenti mussulmani usano in questo caso sono quelle dello studio  mattutino, dopo il suhoor, oppure serale, dopo l’iftar, quando la capacità di concentrazione è massima. Sono queste difficoltà che comunque ti arricchiscono, ti rendo flessibile e resiliente.

Superare i pregiudizi

Diversi e più gravi sono invece gli ostacoli che derivano dal pregiudizio altrui. I luoghi comuni di persone che scambiano per fanatismo il rispetto dei tempi e dei luoghi di una religione che non conoscono. A queste persone mi rivolgo e a loro provo a spiegare che cos’è il Ramadan. Una spiegazione semplice di una studentessa di 16 anni che può comunque aiutare a superare ogni forma di distanza e di isolamento.

Che cos’è il Ramadan

Il Ramadan è il mese più importante e sacro per noi musulmani, un mese di digiuno, preghiera, astinenza e carità. Dura 29 o 30 giorni, questo dipende dal calendario lunare. Ogni anno scala di 11 giorni rispetto al calendario gregoriano, termina dopo il tramonto con la festa del fine digiuno (Eid al Fitr). È un periodo sacro istituito per commemorare la prima rivelazione del Corano a Maometto (Pbsl: Pace e Benedizione su di Lui), la cui osservanza è uno dei pilastri dell’Islam.

Cosa si fa durante il Ramadan

Durante il Ramadan i musulmani adulti devono astenersi dal mangiare, bere e avere rapporti intimi dall’alba al tramonto, cercare di pregare di più e sapersi controllare.

Il digiuno non è tanto un esercizio fisico quanto, e soprattutto, un momento spirituale: è un modo per avvicinarsi a Dio, esercitare la pazienza e la gratitudine e rafforzare il senso di comunità e solidarietà verso chi è meno fortunato.

Cosa significa Ramadan

La parola Ramadan deriva dall’arabo رمضان (Ramaḍān), che a sua volta proviene dalla radice ramiḍa o ar-ramad, stagione secca o calda. Durante il mese di Ramadan è come se il terreno del musulmano fosse arido e ricco solo di erbacce.  È in questo mese che le piante cattive vengono bruciate per far poi scendere una specie di pioggia spirituale, che fa sì che il terreno torni fertile e germogli piante salutari.

Perché ciò avvenga si intensificano anche la preghiera, la lettura del Corano e le opere di carità. Le notti soprattutto sono dedicate alla preghiera, in particolare quella del Tarawih, preghiera notturna speciale recitata subito dopo la preghiera di Isha. Queste preghiere, spesso eseguite nelle moschee, hanno un significato profondo per noi musulmani poiché rappresentano un’opportunità per riflettere, chiedere perdono, e avvicinarsi a Dio.

Tutto questo avviene nel pieno rispetto della salute e della fragilità di ogni essere umano. Ribadisco, infatti, che il digiuno è obbligatorio solo per i mussulmani adulti, fanno eccezione, quindi, i bambini, i malati, le donne incinte o nel periodo mestruale, i viaggiatori e gli anziani. Chi non può digiunare, in alcuni casi, deve recuperare i giorni persi mentre i malati e gli anziani, se ne hanno la possibilità, devono fare beneficenza.

Il tempo sacro

Anche nella religione cattolica, che è quella praticata dalla maggioranza degli italiani, troviamo un periodo sacro di espiazione e purificazione: sono i 40 giorni di Quaresima durante i quali è prevista l’astensione da determinati cibi, in particolare dolci e carne, dai piaceri mondani e l’intensificazione della preghiera e della carità. Pure la Quaresima è dunque un periodo di sacrifico e riflessione spirituale, un momento di transizione che avvicina a Dio e prepara alla resurrezione, alla rinascita.

Ogni credo religioso ha il suo tempo sacro e in ogni religione troveremo momenti di purificazione e di espiazione, perché sono momenti di crescita e di estremo contatto con sé stessi e con la divinità. Ogni tempo sacro è inserito in un diverso contesto spirituale e culturale. Diversità e uguaglianza che ci avvicinano gli uni agli altri e ci arricchiscono, purché ci siano alla base i valori della solidarietà, della tolleranza e della libertà, valori fondanti della nostra Costituzione e del nostro vivere civile.

Ilham Agoubi III D Turismo Sezione Quasimodo

Potrebbero interessarti anche...